La Carbossiterapia nello sport

La Carbossiterapia può essere utilizzata come pratica medica per l’aumento della performance sportiva, un’alternativa sicura ed efficace al doping

I risultati ed i record che vediamo durante le competizioni sportive da parte di atleti sempre più performanti sono impossibili da ottenere senza l’elevata attività fisica svolta durante l’allenamento, durante la preparazione sportiva e durante le competizioni; competizioni che richiedono prestazioni estremamente elevate per il corpo.

Per questo motivo purtroppo e non ci si deve scandalizzare, oggi lo sport non può fare a meno dell’intervento della farmacologia. Un atleta professionista infatti può capitare che utilizzi determinati farmaci per aumentare la performance sportiva, alcuni consentiti altri no. Da molti anni sono vietate determinate sostanze farmacologiche che aumentano le prestazioni fisichw, la forza, la resistenza, la massa muscolare ecc. 

Un’alternativa sicura ed efficace alle sostanze dopanti, e soprattutto non vietata, è l’uso dell’anidride carbonica.

La Carbossiterapia ed i suoi benefici

Nella pratica mendica esistono la carbossiterapia non invasiva (bagni, inalazioni) e la carbossiterapia invasiva (iniezione sottocutanea o intradermica di CO2). Qualsiasi metodologia applicata con la carbossiterapia (invasiva o non invasiva) modulandone protocolli, intensità, quantità, attiva gli stessi meccanismi di autoregolazione, portando al ripristino dell’omeostasi del nostro organismo: migliorando la funzione della respirazione ed in modo sincrono l’autoregolazione del tono vascolare.

L’aumento del flusso sanguigno, dell’ossigenazione e la normalizzazione delle proprietà reologiche del sangue eliminano il ristagno venoso, mobilitano lo scambio di energia anaerobico (di riserva) e riducono il consumo di ossigeno da parte del muscolo cardiaco

Il miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti stimola la neovascolarizzazione, il metabolismo e la formazione del collagene e accelera processi riparativi e l’escrezione dell’acido lattico.

Di conseguenza vi è un rapido recupero post allenamento o post competizione, un aumento della resistenza fisica degli atleti ed un aumento della loro tolleranza all’attività fisica. Tutto questo con la carbossiterapia: una procedura semplice e sicura.

La sicurezza e la non tossicità nell’utilizzo della CO2 medica garantisce e giustifica la possibilità di utilizzare la carbossiterapia in medicina dello sport come alternativa sicura ed efficace al doping ed ovviamente in medicina generale ed in medicina estetica.

Lo sport ed il doping

I corpi degli atleti vengono sottoposti a stress fisico molto elevato sia durante la preparazione sportiva che durante le competizioni. Vengono messi a dura prova sia i muscoli, sia l’apparato cardiovascolare, sia l’interno sistema nervoso centrale. Molte volte una gara, una competizione, possono essere compromesse proprio a causa di un recupero insufficiente muscolare e sistemico dell’atleta

Infatti uno dei maggior nemici di un atleta è il mancato recupero, o nei peggiori dei casi il sovrallenamento, dove non solo cala la prestazione sportiva ma si incorre più facilmente in infortuni [1, 2, 3].

Questo crea una costante necessità di trovare e incrementare i mezzi attraverso i quali il corpo possa recuperare in modo ottimale. Pertanto oggi lo sport non può fare a meno della potenzialità della farmacologia. Si, sembra una cosa scomoda da dire, ma è così.
Il controllo del doping in ambito sportivo è affidato all’Agenzia Mondiale Antidoping (World Anti-Doping Agency – WADA), che definisce e controlla tutte sostanze ed i metodi dedicati all’aumento della performance sportiva. Ogni anno la WADA pubblica un elenco sempre aggiornato delle sostanze proibite e delle metodologie dopanti. [4].

Le sostanze proibite includono principalmente androgeni, steroidi anabolizzanti e loro analoghi, ormoni peptidici, fattori di crescita e loro analoghi, β2-agonisti (β2-adrenomimetici), antagonisti ormonali, modulatori del metabolismo, diuretici e agenti mascheranti, stimolanti del SNC e alcol. I metodi proibiti includono la manipolazione del sangue e dei suoi componenti, le manipolazioni chimiche e fisiche, il doping genico.[5].

Contrariamente alle sostanze ed ai metodi proibiti elencati, esistono anche farmaci che non sono dopanti, il cui uso negli atleti non è limitato. A differenza del doping questi farmaci non provocano un aumento delle prestazioni sportive tale da creare un netto vantaggio per l’atleta che ne fa uso. I farmaci non dopanti in medicina dello sport non hanno lo scopo di potenziare o sopprimere determinate reazioni biochimiche, biofisiche o fisiologiche, ma hanno esclusivamente lo scopo di modularle e creare condizioni metaboliche e omeostatiche favorevoli per ottimizzare il potenziale genetico dell’atleta. [6].

La carbossiterapia e le sue funzioni

La carbossiterapia rappresenta oggi una metodologia medica innovativa per il trattamento di diverse disfunzioni o patologie. Essa partecipa in modo multifunzionale a moltissimi processi metabolici e riflessi sistemici di autoregolazione del corpo. [7, 8].

La CO2 funge da fattore che innesca intere cascate di meccanismi di regolazione naturali in tutti i sistemi corporei (respiratorio, di trasporto, nervoso, cardiovascolare, escretore, ematopoietico, immunitario, umorale, ecc.). Tutti questi sistemi vitali del corpo svolgono un ruolo importante nel mantenimento della sua omeostasi. Con un basso livello di CO2 e bicarbonati nel sangue, il corpo cessa di funzionare normalmente e la cascata di reazioni biochimiche naturali per ripristinare l’omeostasi diventa inefficace.[9, 10, 11, 12].

Ricollegandoci all’attività sportiva, sottolineamo che durante il suo svolgimento il corpo subisce contemporaneamente molti processi biochimici catabolici e anabolici. Il risultato delle reazioni cataboliche è la perdita di carbonio da parte del corpo attraverso la rottura dei legami carboniosi e il rilascio di questo elemento dal corpo sotto forma di CO2. La principale manifestazione delle reazioni anaboliche al contrario, sono i processi di accumulo di carbonio.

Il processo di carbossilazione occupa nella biosfera uno dei posti centrali nel metabolismo e nel ciclo del carbonio. Sono più di 20 le reazioni di carbossilazione scoperte in vari microrganismi, nonché nei tessuti di animali ed umani. Il tasso di accumulo di CO2 funge di conseguenza da indicatore del potenziale anabolico dell’organismo, mentre il tasso di consumo di ossigeno indica l’intensità dei processi ossidativi catabolici. [13]

Il rapporto nel corpo tra CO2 e O2 caratterizza la direzione dominante dei processi metabolici verso la dissimilazione o l’assimilazione. Un aumento dell’intensità dei processi di carbossilazione accompagnato da un aumento della sintesi di composti organici con una diminuzione dei livelli di CO2 possono causare l’inibizione dell’anabolismo nel corpo [9].

Pertanto l’intero percorso di una persona dalla nascita alla morte rappresenta un processo di progressiva riduzione dell’utilizzo di CO2 ed un aumento della dipendenza dal consumo di O2 per compensare una ridotta riserva di anidride carbonica. Nello stesso tempo il contributo dell’organismo ai processi di mantenimento dell’equilibrio energetico aumenta notevolmente, indipendentemente dall’ambiente esterno; si formano così relazioni di riciclo tra l’intensità della formazione di CO2 e il tasso di consumo di O2. Ricordiamo che il metabolismo corporeo viene caratterizzato anche attraverso la partecipazione di processi aerobici e anaerobici ed il metabolismo aerobico nel nostro organismo è associato all’uso dell’ossigeno. La resistenza dei neonati alla carenza di ossigeno è 8-10 volte superiore rispetto agli adulti [7].

Nel corpo, se le reazioni chimiche avvengono senza ossigeno, i processi generati vengono chiamati anaerobici, questi processi sono ausiliari o di riserva e accompagnano quasi costantemente i processi aerobici, i quali sono alla base del funzionamento del nostro organismo.

Premesso che la concentrazione fisiologica di CO2 nelle cellule è necessaria per il normale svolgimento di tutti i processi biochimici [14, 15, 16], durante gli intensi allenamenti a cui un atleta si sottopone, vi sono numerosi meccanismi per restituire rapidamente la concentrazione di CO2
nei suoi valori fisiologici.
 
L’anidride carbonica è il prodotto più importante della respirazione cellulare, quindi ci sono molti sensori nel corpo che ne regolano la concentrazione. Pertanto nel corpo quando avviene uno spostamento dei livelli di CO2 dai valori fisiologici, viene attivato un grand numero di meccanismi di adattamento. 
 

Carbossiterapia, respirazione aerobica ed anaerobica

 
L’aumento della concentrazione di CO2 è un segnale per il nostro organismo per aumentare l’intensità della respirazione e della circolazione, riducendo la tensione e lo spasmo muscolare, che contribuisce ad effetti analgesici ed antinfiammatori, aumentando la resistenza dell’organismo a fattori avversi che si verificano anche a causa dell’eccessivo sforzo fisico [17].

A causa dell’inclusione della respirazione anaerobica come mezzo di riserva efficace ad ottenere energia, durante brevi periodi di intenso stimolo allenante, i prodotti di scambio, in particolare acido lattico e piruvico, si accumulano nei muscoli degli atleti provocando bruciore e dolore. La carbossiterapia porta ad una diminuzione della formazione di acido lattico, eliminando o comunque attenuando queste sintomatologie post allenamento o post competizione [18, 19].

Tuttavia la capacità della carbossiterapia di influenzare un’ampia sintomatologia si spiega con la partecipazione della CO2 a molti processi metabolici e riflessi di autoregolazione sistemica. Poiché la CO2 agisce come pacemaker biochimico, innescando delle cascate dei suddetti meccanismi in tutti i sistemi corporei (respiratorio, nervoso, cardiovascolare, escretore, ematopoietico, immunitario, umorale, ecc.) e svolge un ruolo importante nel mantenimento dell’omeostasi.

Carbossiterapia attraverso inalazione o bagni

Poiché l’anidride carbonica è uno stimolatore fisiologico della respirazione, nella pratica medica viene utilizzata una miscela di O2 (93-95%) e CO2 (5-7%) denominata carbogeno (carbossiterapia non invasiva). Con l’inalazione di questa miscela in una persona sana, il volume respiratorio aumenta di 5-7 volte. L’effetto stimolante della CO2 sulla respirazione si sviluppa entro i primi 5-6 minuti. Ciò migliora la circolazione sanguigna sia generale che cerebrale.

I bagni di anidride carbonica invece sono un altro esempio di carbossiterapia non invasiva utili non solo per i pazienti in cura per determinate patologie, ma anche per le persone sane che vogliono rafforzare il corpo a fonte di elevati carichi fisici e nervosi, per aumentare la resistenza del corpo a fattori ambientali avversi. I bagni di anidride carbonica sono ampiamente utilizzati nella medicina dello sport. Se eseguiti un’ora dopo o 3 ore prima dell’allenamento, i bagni di anidride carbonica aumentano il tono del sistema nervoso, respiratorio e cardiovascolare, migliorano il metabolismo, accelerano l’escrezione di acido lattico, che contribuisce a un recupero più rapido dall’attività fisica [22].

La CO2 migliora il metabolismo anche del cervello, aumenta le prestazioni mentali e ha l’effetto unico di eliminare i focolai di eccitazione congestizia sottocorticale, poiché sotto l’influenza della CO2 l’eccitabilità del nervo si riduce. Durante un’iniezione di CO2 la sensibilità delle terminazioni nervose cambia, il trofismo tissutale migliora e i processi protettivi locali si intensificano. A causa dell’impatto antiossidante della CO2 sull’organismo, la resistenza a fattori ambientali avversi viene aumentata.

Carbossiterapia e precauzione da adottare

In primis dovresti informare il medico di tutti i farmaci assunti che assumi abitualmente o se soffri di allergie specifiche [23].
 
Non ci sono indicazioni specifiche dopo l’esecuzione della carbossiterapia iniettiva, ma è auspicabile non bagnare il sito di iniezione per le prime 4 ore. Evitare forti sbalzi di temperatura entro 24/36 ore dalla seduta: no sauna, bagno turco, bagni eccessivamente caldi, no solarium, no sedute di ipotermia.
Dopo una seduta di carbossiterapia in una determinata area del corpo, è consigliabile non indossare immediatamente biancheria stretta.
L’attività motoria migliorerà gli effetti della CO2 e quindi non c’è bisogno di cambiare lo stile di vita.
L’uso dell’anidride carbonica in ambito sportivo per stimolare la respirazione dovrebbe essere fatto con grande attenzione. Una ventilazione insufficiente dei polmoni ed una respirazione difficoltosa a causa di malattie o particolari patologie può portare ad un accumulo di CO2 nel corpo e causare avvelenamento.

Il giorno della procedura è consigliabile bere molti liquidi, meglio acqua o thè non gassati e non zuccherati.

Prima della Carbossiterapia non devono essere utilizzate creme grasse o unguenti e le zone trattate non devono essere esposte a lungo ai raggi UV. Non è consigliabile seguire una seduta di Carbossiterapia subito dopo uno sforzo fisico, dopo aver fatto attività sportiva intensa, ed in generale quando il corpo è in uno stato di stress.

La procedura non richiede alcun regime riabilitativo speciale.

Un ciclo di carbossiterapia richiede dalle 10-20 sessioni ad intervalli stabiliti dal medico in funzione della soggettività di ciascun paziente. La durata della prima procedura non dovrebbe superare i 5-7 minuti.

Durante la procedura dei bagni di anidride carbonica è necessario monitorare costantemente il polso (un rallentamento del polso è un segno di buona tolleranza del bagno, un aumento della frequenza del polso a volte è un segnale per interrompere la procedura) [20] .

Durante i bagni, per evitare che la CO2 raccolta al di sopra della superficie dell’acqua durante la procedura penetri nel corpo del paziente attraverso gli organi respiratori, si consiglia di coprire il bagno di gas minerale con un telo umido.
È meglio fare un bagno di anidride carbonica lontano dai pasti, in momenti di relax fisico.
Il paziente deve immergersi lentamente nella vasca per evitare il rilascio di CO2 e ridurne la concentrazione nell’acqua miscelata. Durante la procedura, per una migliore stratificazione delle bolle di gas sulla pelle, il paziente deve rimanere calmo e non muoversi.
Dopo dei bagni di anidride carbonica il paziente può utilizzare una crema per il corpo o latte per il corpo per prevenire la secchezza cutanea.
Per mitigare il processo di adattamento del corpo al trattamento, dopo la procedura si consiglia di riposare per 15-60 minuti.

Vietato eseguire qualsiasi seduta di carbossiterapia se il paziente ha bevuto alcol o assunto droghe, poiché questo aumenta la minaccia di insufficienza cardiaca.

Vietato inoltre l’uso di elettrodomestici a una distanza inferiore a 1,5 metri dalla vasca.

La carbossiterapia è di base un trattamento estremamente sicuro e con effetti collaterali veramente rarissimi in tutti gli anni del suo utilizzo (circa 100 anni). Il rischio di infezione in carbossiterapia è ridotto al minimo dall’uso di gas sterile (e proprietà battericide della CO2) e apparecchiature ad alta tecnologia.

I suddetti macchinari consentono di utilizzare ampiamente la carbossiterapia in medicina dello sport in condizioni accompagnate da ipossia e ischemia tissutale, affaticamento e riduzione delle prestazioni fisiche [24].

References
 

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Drogovoz Svitlana1 , Tsuvunin Vadym1 , Lazorenko Serhii2 , Kalynychenko Iryna2 , Latina Hanna2 , *Kalko Kateryna1 1National University of Pharmacy, Kharkiv, Ukraine 2 Sumy state pedagogical university namedafter A. S. Makarenko, 
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Médique – Medicina Estetica

Milano & Monza Brianza, Italy